March 29, 2014
Italy

«Io, don Chisciotte contro le pale eoliche»

27 mar 2014 | di Alba Di Palo | vanityfair.it

[Emilio Izzo tells us about his battle to protect the environment, and of his beloved Molise.]

Appare ricoperta da tre sfumature di verde: una chiarissima, una un po’ meno e un’altra scura. Così Atlavento, l’atlante virtuale voluto dal Gestore per i servizi energetici e che raccoglie i dati sugli impianti eolici, colora l’Italia. Che, secondo i dati diffusi dal ministero per l’Ambiente – e aggiornati a ottobre dello scorso anno – dal vento ricava una potenza energetica effettiva superiore a 280mila chilowatt. Eliche che lavorano per lo più a Sud: è lì che si concentra il maggior numero di wind farm.

Puglia, Campania, Calabria e Sicilia sono le regioni dove il cielo è più frastagliato da eliche. Ed è sempre lì che la magistratura ha avuto un gran da fare: inchieste, indagini e verifiche hanno seguito aliti di libeccio e tramontana che hanno finito per travolgere politici, imprenditori e funzionari spesso corrotti più che attratti delle rinnovabili. Lo spiegano tabulati, intercettazioni e documentazioni: in Italia l’eolico è un affare milionario.

«Che alletta cuori spregiudicati. Io però non ci sto: amo la mia regione, i suoi fiumi, le sue montagne, il suo mare: non coccolarla con le mie battaglie, sarebbe come sfregiarla». Emilio Izzo, 60 anni, capelli lunghi e dritti come spaghetti, è un lottatore. «Per tanti sono un moderno don Chisciotte», confessa infastidito. Perché Emilio ha un avversario che ricorda l’eroe epico: le pale eoliche. «In ogni angolo del Molise ce ne sono: gli impianti sono quasi 200», constata rassegnato e puntualizza: «In alcuni casi sbeffeggiano persino la storia». Come a Sepino, a una manciata di chilometri da Campobasso, dove il tempo ha conservato una città romana in modo perfetto: strade lastricate, teatri e case pulsano ancora di vita. Su cui però incombe l’incubo di una selva di pilastri di cemento, alti più di 100 metri, pronti a trasformare la forza del vento in energia.

«Per ora la situazione è in stand by a causa di sentenze che bloccano la nascita della wind farm. Domani chissà», sospira mentre sistema i due orologi che gli stringono i polsi. Sull’affaire Sepino indagano svariate procure, tra cui quella della Corte dei Conti. Che ha raccolto la denuncia dalla direzione regionale dei Beni culturali del Molise in cui si contestava l’uso di un tratturo di epoca sannitica come strada camionabile. Risultato? Tratturo sequestrato e installazione stoppata. L’assurdità, è scritto nei faldoni di indagine della procura contabile, è che la persona che ha autorizzato la percorribilità della strada romana è la stessa che l’aveva sottoposta a vincolo archeologico: l’ex soprintendente. «Sembra una barzelletta vero?», canzona Izzo. Di ogni paese conosce storie, tradizioni e battaglie. Come di Carpinone, vicino Isernia. Lì, i monti fanno da scudo al vento che non riesce a solleticare le grosse eliche rendendole immobili. «Succede perché i parchi eolici sono sinonimo di contributi da intascare. Poi, se funzionano o no, se sono collegati o meno alla rete poco importa: il business è ormai fatto», dice con mortificata ironia Izzo. Che può contare su un ristretto gruppo di amici, sempre pronto a duellare al suo fianco. Tra loro spicca Tiziano Di Clemente del comitato per l’abolizione della legge Berardo, norma regionale che ha reso illimitato il numero di pale da piantare nel suolo molisano. «In campagna elettorale il centrosinistra aveva promesso di abolirla ma, a elezioni vinte, non l’ha fatto anzi, ha autorizzato altri due impianti nel basso Molise», sottolinea. Loro non si scoraggiano: continuano a battere palmo a palmo ogni comune e frazione per sensibilizzare la gente. Che «a volte è disinteressata ma non importa – dice – vado avanti. Nessuno mi fermerà». Neppure le minacce, su cui si aprirà a breve un processo. «Le istituzioni ci hanno preso in giro, ci dicevano che i parchi eolici avrebbero portato lavoro invece i nostri giovani continuano a emigrare», afferma sconsolato. Tra quei ragazzi c’è anche suo figlio che presto lo renderà nonno. «Voglio che mia nipote possa guardare il cielo molisano senza quei mostri dalle braccia rotanti che ne spezzano l’azzurro: combatto e lotterò anche per lei».


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